Richard Wilkinson, Kate Pickett
La misura dell'anima
Perché le disuguaglianze rendono le società più infelici
(Milano, Feltrinelli, 2009)
Il “Guardian” l’ha definito il libro più importante dell’anno. Sicuramente “La misura dell’anima” (titolo originale: “The spirit level”) è un saggio che tutti coloro che ricoprono un ruolo nell’organizzazione della società - o che vorrebbero “cambiarla” - dovrebbero leggere. Gli autori, Richard Wilkinson e Kate Pickett, riuniscono trent’anni di ricerche e comparazioni statistiche tra i dati raccolti in tutti i principali paesi sviluppati per dimostrare che la crescita economica non è il metro con cui si deve misurare il benessere di una società. La rivoluzione consiste nella teoria che i livelli di mortalità e di salute di una comunità siano determinati dalla modalità in cui la ricchezza è distribuita.
La percezione di grandi differenze di reddito produce effetti negativi a livello individuale (ansia, carenza di autostima) che si riversano sul sociale creando uno stato generale di insicurezza e di paura.
Questo sentire comune è alla base di problemi sociali come il consumo di droghe, l’obesità o la violenza che rappresentano un grave costo per tutta la comunità. Emblematico è il caso degli Stati Uniti: se riducessero la sperequazione dei redditi a un livello pari alla media dei quattro paesi ricchi con le minori disparità economiche (Giappone, Norvegia, Svezia e Finlandia), salirebbe la percentuale di americani propensi a fidarsi del prossimo, i tassi di disagio mentale e di obesità sarebbero ridotti di due terzi, l’incidenza delle gravidanze adolescenziali sarebbe dimezzata, la popolazione carceraria si ridurrebbe del quaranta per cento e i cittadini potrebbero vivere più a lungo, lavorando due mesi in meno ogni anno.
I dati statistici internazionali supportano l'autorevolezza delle riflessioni condotte. Non mancano però rimandi a ricerche più curiose (come quelle che dimostrano che chi ha più amici si ammala meno di raffreddore e chi ha un buon rapporto con il partner rimargina più rapidamente le sue ferite!) e agli studi dei padri della sociologia come Émile Durkheim e Pierre Bourdieu.
Tuttavia, Wilkinson e Pickett non si limitano a una fotografia dell'attuale. Essi si impegnano con sincera partecipazione a fornire un'ipotesi di futuro. Lavorando sul senso di comunità e sulla maniera di rapportarci gli uni agli altri, sostengono, è possibile radicare più profondamente nel tessuto sociale l'idea di uguaglianza. Strategie come i piani di partecipazione azionaria o la gestione partecipativa dell'azienda in cui si lavora varrebbero molto di più dell'abbassamento della tassazione o dell'aumento della spesa pubblica attuati dalla politica. Quest'ultima, infatti, pare concentrarsi sull'emergenza del mandato cercando soluzioni ai problemi sociali senza correlarli tra di loro nel lungo periodo. Al di là dello Stato, le principali fonti di sperequazione dei redditi rimangono comunque le grandi organizzazioni nelle quali lavoriamo. In molte delle più grandi società di capitali, si legge nel libro, guadagna di più l'amministratore delegato in un solo giorno che il dipendente medio in un intero anno. D'altronde, l'attuale recessione economica trova, tra le sue principali cause, proprio la presenza dei cosiddetti “super-ricchi”.
Che serva a superare la crisi, o anche “solo” ad aumentare la speranza di vita di tre o quattro anni (come nei paesi con una minore sperequazione dei redditi), creare una società più accogliente, con meno incertezza e paura, appare la strada migliore per il benessere di tutti.
a cura di: Chiara Vecchio Nepita
L'edizione originale: "The spirit level" (da Amazon) --- L'edizione italiana "La misura dell'anima" (Feltrinelli)
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Newsletter 64 - Febbraio 2010
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